40-anni-single

Una rapida presentazione.

Quarantuno anni, single da due, tendenzialmente felice, indipendente ma con buone intenzione verso la condivisione, esigente. E sull’ultima non transigo altrimenti, immagino, che non starei a far numero fra gli spaiati. E magari mi sarei accontentata anche del primo che ho conosciuto in questi ultimi ventiquattro mesi. No, aspetta, del primo no ma forse del secondo, oddio no anche quello era un fenomeno e il terzo non ne parliamo proprio. Restiamo sull’esigente e lasciami raccontare della mia serie di sfortunati incontri così che tu, avvistando qualcuno di questi segnali, non perda troppo tempo appresso al caso umano.

Oggi ti racconto la mia pessima esperienza con il personaggio più comune dei nostri giorni.

Il tipo da App

È l’evoluzione superficiale del nerd, ma al contrario di questo il tipo da App non ha nessuna cognizione sul perché di certi meccanismi tecnologici e non è in grado di fare nulla senza l’utilizzo di una qualunque applicazione sul suo IPhone, ma non di ultima uscita perché altrimenti dovrebbe riprogrammare tutto e ha paura di perdere qualche emoticon nel passaggio. La mia serata con lui è iniziata con uno squillo sul telefonino, è il segnale che devo scendere. Lo trovo dentro una macchina dello sharing urbano che sorride, gli sorrido. Gli chiedo come va e mi risponde «Ormai chi la usa più la macchina!», poi gli trilla qualcosa in tasca e lo vedo che armeggia con una bottiglietta d’acqua tirata fuori da un’altra tasca «Ah, devo bere. Conosci Neverthirsty?» mi fa.
«No, cos’è un gruppo Indie?» domando curiosa.
«Ma no, è questa App che ho impostato perché mi ricordi ogni ora di bere un sorso d’acqua»
«Ah giusto, è importante bere!» dico ancora ignara del fatto che lui si sveglia ogni ora anche la notte per andare a bere su ordine di quel trillo.
Arrivati nella zona dei ristoranti scopro che nessuno dei due ha prenotato «L’avrei fatto io se me l’avessi detto, ma avevo capito che ci pensavi tu» faccio ingenuamente dispiaciuta. Lui però è molto concentrato a studiarsi gli adesivi sulle porte d’ingresso dei ristoranti davanti ai quali siamo passati, poi fa «Ah, eccolo qui» e lo vedo che preme tasti sul telefonino con la lingua fra i denti, poi raggiante mi fa «Perfetto, dobbiamo aspettare venti minuti, poi possiamo entrare. Ho prenotato qui perché hanno la App che uso per mangiare con lo sconto, abbiamo il 30% se prendiamo pesce» mi spiega gioioso mentre mi mostra un adesivo sulla porta del locale.Gli sorrido con la speranza di non trovare un menù a base di crostacei a cui sono allergica.

In venti minuti beve ancora un’altra volta, ascoltiamo un po’ di musica condividendo una cuffietta ma solo perché ha pochi giga di traffico e non può farmi vedere la prima puntata della sua serie preferita. Non parliamo di nulla che mi interessi né che mi riguardi, non mi fa neanche una domanda e durante la cena le cose non cambiano molto. Poi, quando finiamo di mangiare e lui mi informa che dobbiamo camminare tre chilometri per raggiungere la macchina più vicina, gli faccio «Sai che anche io ho una app preferita?» lui si illumina e mi chiede qual è. Io prendo il telefono, aspetto che il localizzatore trovi il punto esatto in cui mi trovo, clicco due volte sullo schermo mentre lui freme perché vuole sbirciare, rimetto via il telefono sorridendo. In quattro minuti arriva il taxi che ho chiamato e a lui chiedo se vuole un passaggio fino alla macchina da noleggiare. Mi dice di no, grazie, che mi chiama domani. Gli dico che fra le altre App che amo c’è anche quella che blocca le chiamate delle persone che per tutta la sera parlano solo di sé.

Torno a casa e sono ancora single.

QUELLO CHE HO SELEZIONATO COME APPENDICE ALLA STORIA APPENA FINITA:

SE TE LO STAI CHIEDENDO BS STA PER BULLSHIT 🙂

UNO DEI TESTI PIÙ INTERESSANTI PER CAPIRE DI NOI

PATTI CHIARI…

Il tipo da App: come sopravvivere a un appuntamento. Condividi il Tweet
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