Quando la felicità era una sigla televisiva.

Ma questo prima che arrivasse Lei.

sigle-cartoni-anni-80

Forse è vero che ogni quarantenne è infelice a modo suo, ma quelli che hanno oggi quarant’anni – o giù di lì – hanno un motivo comune per essere infelici.

Oltre a essere la generazione cancellata di cui ho già accennato, c’è un’altra iattura che ci portiamo dentro: Cristina D’Avena. Prima di lei noi avevamo un primato, quello di essere stati bambini felici con la colonna sonora più bella che la storia del mondo ricordi. Armonie costruite per noi, su architetture di accordi in tutto simili a quelle degli adulti, parole che raccontavano storie appassionanti e che non avevano nulla da invidiare alla musica pop, ritmi ed effetti che avevano il potere di caricarti ed esaltarti e rattristarti e renderti romantica sfruttando effetti presi dalla musica vera perché, in fondo, la musica dei cartoni era musica vera anche quella.

Dietro alla sigla italiana di Daitarn3, che poi era anche una delle mie preferite, c’era Vince Tempera che oggi fa il direttore d’orchestra a SanRemo ma all’epoca si dilettava con i suoi Micronauti a scrivere e interpretare canzoni da brivido come Ufo Robot, Capitan Harlock, Goldrake e anche meno brividose come Hello Spank, la Principessa Sapphire, l’Ape Maia, Remi, Anna dai capelli rossi e Mork e Mindi con Na-no-Na-no.

Ken il guerriero è un inno di speranza verso il futuro, verso un mondo che migliorerà perché c’è chi combatte contro il male. Proprio come faceva anche l’uomo Tigre e i terrificanti amici di Bem, Bero e Bera che compaiono come citazione anche in un video di Caparezza.
E il tappeto elettronico della tastiera di Paul e Nina come si può dimenticarlo? Ha fatto la sua comparsa molto prima che chiunque di noi sentisse parlare di rock progressivo e King Crimson, nella sua giovane vita!

Le nostre colonne sonore erano così varie che non ci siamo fatti mancare neanche la disco con sordidi richiami sadomaso.

Ma noi questo non potevamo certo saperlo mentre canticchiavamo quello che era solo la sigla di Lupin “Planet O”. E sempre Lupin ci ha regalato sapori struggenti di Chanson francese con la sigla finale della fisarmonica. Sul rock’n’roll di Lamù ancora c’è mistero, non si sa chi siano gli interpreti né gli autori, eppure i quarantenni di oggi continuano a canticchiarla con il sorriso sulle labbra.

Perché eravamo bambini felici, nonostante tutto. Ma questo succedeva prima che arrivasse Cristina D’Avena, simpatica, divertente, sorridente e sempre uguale Cristina D’Avena.

Sia chiaro: chiunque sia stata capace di interpretare Kiss me Licia indossando dei costumi di scena e delle parrucche parrocchiane e rimanere seria, conserva tutto il mio rispetto. Anche se tutt’oggi non mi spiego la scelta di trasformare un cartone giapponese in Andrea Celeste.

Però, Cristina, tu hai appiattito tutta la nostra musica.

Memole, Occhi di gatto, i Puffi, Kiss me Licia, Creamy, Lady Oscar… Cristì è tutto uguale.
Io poi, per carità, ti voglio bene come fossi stata la mia compagna di banco alle medie, però è più un fatto di nostalgia che se ci penso su, un po’ dovrei essere incazzata: prima c’era la musica e poi sei arrivata tu. E non si fa così, magari un arrangiatore lo potevi trovare nei corridoi di Mediaset.
Be’, ormai quel che è fatto è fatto, con il tuo arrivo ho dovuto cercarmi dell’altra musica e forse non è stato neanche un male. In fondo non è giusto considerarti il primo grande turbamento della mia vita, quando di lì a poco ne sarebbe arrivato un altro di natura diversa dalla delusione, e chiunque ha seguito la storia d’amore fra André e lady Oscar sa a cosa mi riferisco.

Le sigle dei cartoni dei nostri tempi ci hanno regalato la felicità. Condividi il Tweet
Se condividi, condividi ;-)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.