Per il mio quindicesimo compleanno mi sono fatta portare a Père Lachaise, il cimitero parigino dove riposano alcune delle persone che continuano a essere venerate nonostante il loro trapasso. Fra queste c’è Jim Morrison.
O almeno c’è la sua tomba perché fra la fuga alle Seychelles suggerita scherzando da Ray Manzarek, i complotti della CIA e la messinscena mortale per sfuggire alla fama, che Jim possa spassarsela da qualche parte, magari con Elvis e Marilyn, non è da escludere.

Comunque per la quindicenne che ero appena diventata, la tomba di Jim Morrison era un luogo magico dove anche io ho lasciato la mia impronta digitale fra molte altre.
C’era un bel clima: un gruppetto silenzioso di ragazzi di tutte le età, alcuni con pantaloni di pelle o gonne colorate, altri con barbe lunghe e treccine nei capelli e tutti con qualcosa di fumante in mano. Ce ne stavamo in silenzio, non ci guardavamo neanche, qualcuna piangeva, altri lasciavano oggetti o fiori come se in quel gruppetto ciascuno riuscisse a ritagliarsi un momento privato.

Davanti a noi una scritta in greco: Κατα τον δαιμονα εαυτου

Quante volte mi ero chiesta, disperandomi davanti al duale e all’aoristo, ma a cosa mai mi sarebbe dovuto servire ‘sto cazzo di greco che manco in Grecia lo parlano più!
Ecco, finalmente lo sapevo.
Potevo leggere chiaramente quello che i parenti più prossimi, in particolare era stata una decisione del padre, del mio adorato Jim Morrison avevano deciso di incidere come ricordo perenne sulla sua lapide: Catà ton daimona eautù.
Quanto poi all’interpretazione mi ci sono voluti anni, e precisamente trenta, per arrivare a capire cosa veramente significasse “sotto il suo stesso demone”.

Quest’estate ho letto un libro: IL CODICE DELL’ANIMA di James Hillman, e ho capito.
Ho capito il senso di quella frase oscura, che non è solo indicativa di una vita sregolata come il moralismo che abbiamo sempre a portata di mano ci porterebbe a pensare sbrigativamente. Ognuno di noi sceglie la propria vita e lo fa prima ancora di viverla, così come raccontava Platone nel mito di Er alla fine de La Repubblica.

Parole della vergine Lachesi, figlia di Ananke: anime, che vivete solo un giorno comincia per voi un altro periodo di generazione mortale, portatrice di morte. Non vi otterrà in sorte un dàimon, ma sarete voi a scegliere il dàimon. E chi viene sorteggiato per primo scelga per primo una vita, cui sarà necessariamente congiunto. La virtù è senza padrone e ciascuno ne avrà di più o di meno a seconda che la onori o la spregi. La responsabilità è di chi sceglie; il dio non è responsabile.

La scelta dipende da noi

Nella mitologia greca, il dàimon è la creatura divina che presiede alla sorte di ciascuno, una specie di custode che ci sta accanto e che, a volte, ci suggerisce. Ma in questa teoria, quello che siamo dipende essenzialmente dalle scelte che facciamo. Il dàimon non può influire sulle nostre scelte, siamo noi che dobbiamo arrivare alla fine che ci siamo scelti onorando l’obiettivo che ci siamo prefissati.
Facile no?
Col cavolo!
Infatti vai a capire qual è l’obiettivo, lo scopo finale, il motivo per cui ho scelto di mettermi sulla strada tanti stronzi che avrei preferito lasciare nel fango da dove li ho raccolti (un saluto a GP, a MT e a PFV)! Già perché nel momento in cui nasciamo, che per Hillman è una discesa vera e propria, dimentichiamo tutto avendo bevuto l’acqua del fiume Amelete prima di essere lanciate verso l’avventura che ci siamo scelte.
Qualche volta, se stiamo in silenzio, riusciamo a cogliere qualche suggerimento del nostro dàimon; altre volte ci possiamo affidare ai segnali che ci si presentano davanti come coincidenze. Basta comunque non abbandonarsi allo sconforto di credere che non esiste un senso perché questo non è poeticamente accettabile.
In fondo conosciamo già la nostra sorte e siamo noi che abbiamo scelto la nostra esistenza, dolori compresi, perché da questa potessimo imparare qualcosa. Ancora e ancora.

E se è vero che abbiamo la possibilità di rinascere e imparare ancora allora, gentilmente, potreste dirmi dov’è finito Jim Morrison in questa sua seconda chance?
Grazie.

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