perdere-peso-a-40-anni

Così ti sei messa in testa di voler perdere quei Qualche-chiletto-di-troppo proprio ora che hai superato i quaranta? Ah ah ah. Di’ un po’, non avevi qualcosa di meno impegnativo da fare? Magari costruire il famoso ponte sullo stretto, o organizzare un raduno mondiale di amanti delle mongolfiere.

Niente eh?

Che ne è di quella sicurezza che dovresti avere alla tua età? Ah ok, quella sta al suo posto ma il posto per questa pancetta invece non lo vuoi proprio trovare. E allora cerchiamo di essere realiste: per perdere peso alla tua età, le diete non bastano. Ti sei accorta che il tuo metabolismo se ne sta sbracato sul divano a mangiare gelato e panini col salame da quando hai rinnovato l’abbonamento a Netflix anche per lui? E allora non lamentarti e pensa piuttosto a come trovare almeno tre ore alla settimana per zompettare in palestra. E dico zompettare, non ciondolare in sala pesi cercando di capire come funziona quell’aggeggio che sembra anche comodo!

E per favore non ripescare l’abbigliamento che avevi l’ultima volta che hai messo piede in una sala di aerobica, perché gli scaldamuscoli e i body colorati non si usano più da una ventina d’anni. Sì, va benone anche quella maglietta larga e quei leggins neri che ti ritrovi nell’armadio e che continui a indossare sotto le gonne.

Toccherà che parliamo anche di come ti vesti, prima o poi 😉

Non essere così depressa però, vedrai che ti piacerà andare in palestra appena comincerai a vedere qualche risultato e se non lo vedi è perché ti sei dimenticata dell’altra cosa importante da fare: andare in palestra non significa rinunciare alla dieta! Devi dimagrire, l’hai detto tu, ricordi? Ehi, non ricominciare, ti ho appena detto che non ti serve a nulla mangiare in modo equilibrato senza fare attività fisica: il tuo metabolismo avrebbe bisogno anche lui di un po’ di allenamento! E poi lo so per esperienza, che ti credi che io non abbia il tuo stesso problema?

Lascia che ti racconti com’è andata l’ultima volta che sono stata da un dietologo.

«Senta, come mai ha preso peso?»
«Con la gravidanza» rispondo senza il minimo dubbio.
«Ah, un classico. E quanti mesi ha sua figlia?»
«Dodici. Dodici anni, dottoressa».

Questa non è la mia prima visita dietologica che faccio, però è la prima con qualcuno che ha una laurea in medicina ben visibile sulla sua testa, accanto ad altri attestati di partecipazione a eventi e corsi che hanno a che fare con la scienza ufficialmente riconosciuta.
Prima di ritrovarmi seduta qui sono stata da un pranoterapeuta, un calcolatore dell’alimentazione astrale, un esperto della cucina molecolare, una praticante di alimentazione zen, una laureata in ingegneria meccanica però ammiratrice dei fiori di Bach, un agopunturista cinese, un cristalloterapeuta jamaicano e un’esperta di Space Food System che mi ha propinato per quasi sette mese la dieta degli astronauti a base di integratori e polline. Qualcuna di queste opinioni sul corretto modo di alimentarsi mi aveva fatto perdere qualche chilo, ma era più che altro legato al fatto che insieme avevo perso anche il gusto di mangiare, qualche capello e la voglia di vivere.

Per questo oggi mi trovo qui nello studio di una laureata in medicina che mi sta misurando la circonferenza con un metro da sarta.

«Non crederà di riavere il fisico che aveva a sedici anni, vero?» mi dice.
Me lo auguro, penso.
A sedici anni camminavo accartocciata su me stessa per nascondere le tette, il che mi faceva sembrare afflitta e anche gobba, portavo i capelli sul viso perché avevo problemi di acne e adoravo il gelato al cioccolato, perché tanto fra gobba e brufoli non è che avessi grandi possibilità di vita sociale. Poi, l’anno dopo, qualcosa cambiò ma è un’altra storia.
Al momento non credo che la dottoressa si riferisca a com’ero quasi trent’anni fa, perciò immagino voglia dire che non devo farmi grosse illusioni.

«Vorrei solo sentirmi a mio agio ed evitare che le persone mi chiedano se sono incinta», dico sorridendo. La dottoressa, invece, non sorride affatto. Mi guarda con severità e leggo nei suoi occhi del disprezzo, qualcosa di molto simile a un “questa non dura una settimana”.
«Possiamo cominciare col perdere un paio di chili, però c’è bisogno di serietà»
«Sono serissima» rispondo evitando di sorridere.
«Bene, allora compili il questionario che troverà alla cassa. Fra qualche giorno riceverà via mail la mia dieta poi ci sentiamo e fissiamo il controllo» dice senza tono, come se fosse una frase fatta.

Mentre mi chiudo la porta alle spalle ho come l’impressione di sentire un “avanti un altro” dall’interno della stanza. Raggiungo la cassa nel momento in cui la segretaria ha attaccato il ricevitore e sta facendo cenno a una signora rotonda, con i capelli rossi e le scarpe da ginnastica che è arrivato il suo turno.
«Devo compilare un questionario» faccio.
«Sì, sono 250 euro» fa la segretaria e per un attimo penso che il questionario sia in realtà il pos che mi mostra quando dico che ho il bancomat. Ma, appena esce lo scontrino che la tranquillizza sull’esito della transazione, quella mi porge un foglietto a risposta multipla.
Mi siedo e barro i quadratini che mi descrivono meglio:

  • sono nella fascia d’eta che va dai 35 ai 45,
  • sono madre e sedentaria – se mai così può definirsi una donna che la mattina lavora, il pomeriggio scarrozza la figlia fra sport e inglese, e la sera prepara la cena mentre stira e pulisce la pipì del cane che anche oggi non ha fatto in tempo a uscire per la quinta volta –
  • e non ho alcun tipo di intolleranza alimentare.

Dopo tre giorni arriva via mail la dieta.

“Istruzioni per il corretto funzionamento di un organismo umano”.

La cosa assurda è che questa dicitura la trovo molto più tranquillizzante di quelle fumose indicazioni di benessere olistico cui ero abituata.
Niente “benessere” ma “corretto funzionamento”.
Va benissimo.
Sono 123 pagine in pdf di un manuale scritto dalla dottoressa in cui la cosa che appare subito chiara è la necessità di non mangiare troppo, né troppo spesso, né carboidrati tutti i giorni, eliminare la carne rossa e prediligere la bianca e il pesce se proprio non si riesce a diventare vegetariani, iscriversi in palestra e bere molto. Le altre 121 pagine sono testimonianze, ricette per cuocere al meglio le cipolle e spregio verso le altre diete.

Penso che per 250 euro almeno avrei dovuto avere un libro vero non un pdf.
Poi mi sono iscritta in palestra.

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