Pazienza, è andata così.

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Allora c’è questa bellissima foto di una ragazza immersa in un placido lago ai piedi di una montagna verde; l’acqua intorno a lei sembra uno specchio al punto che l’impressione è quella di un’immersione nel cielo. Chiunque sospirerebbe davanti a tanta pace.

Chiunque ma non io.

Io so bene che sotto uno specchio d’acqua tanto invitante si nascondono anaconde, macchine affogate con cadaveri dentro, mani che ti accarezzano come alghe e poi ti afferrano per le caviglie, pesci diventati mostruosi assassini in seguito al cambiamento climatico e all’inquinamento. 

Vorrei prendermi le mie responsabilità, ma non posso.

E non è mica colpa mia se ho un’immaginazione che manca irrimediabilmente di romanticismo ed è, invece, zeppa di diffidenza. Ripensando agli infantili pomeriggi sotto al tavolo da pranzo e distesa sul tappeto peloso, principale responsabile del mio attuale asma, con mio fratello davanti ai programmi della Tv, mi è andata anche fin troppo bene.

All’epoca il mio supereroe preferito era un tale con una chioma bianca che si incendiava, e questo ben prima che comparissero gli Europe con The final CountDown, inguainato dentro una tutina rossa con gli addominali disegnati e gli stivaletti d’argento rubati a Donna Summer. Questo tizio non lo ricordo pronunciare altre parole se non quelle letali per qualunque avversario: Uragano di Fuoco e Fiamma di Megalopoli. Però di lui ricordo la furia e quella specie di inquietudine che mi pervadeva e allo stesso tempo mi teneva inchiodata, Kant avrebbe definito questo mio stato d’animo “sublime”, io ne ero terrorizzata considerando il fatto che questa specie di terrificante supereroe era anche più alto dei grattacieli della sua città.

Ho sempre avuto un certo occhio per gli uomini.

Quando Megaloman finì le puntate, mi appassionai a un’altra storia che, mentre mi distraeva dalla noia pomeridiana, allontanava ancora un po’ il mio baricentro dalla stabilità emotiva. Sto parlando di Bem il nemico del mal che in bocca tien mille pugnal, solo tre dita, due occhi di ghiaccio, sessanta vipere sopra ogni braccio. E questa era solo la sigla.

In pratica avevo definitivamente aperto la porta a demoni, mostri, fantasmi e spettri di tutti i tipi che, però, non mi davano nessun fastidio né nella vita diurna né in quella notturna. D’altra parte lo sanno tutti che per disattivare i mostri basta non dargli credito. Lo sapeva anche Johnny Depp, prima di diventare un sex symbol e quando poteva ancora interpretare personaggi che morivano tragicamente inghiottiti dai letti e poi rigurgitati in uno sbocco di sangue.

Gli animali non sono carini.

La prima volta che ho visto Lo Squalo avevo dieci anni e due brevetti di nuoto insufficienti per farmi sperare che sarei riuscita a cavarmela. Così ho detto addio alle nuotate al largo e alle immersioni serene, al cui definitivo abbandono contribuì anche un pesce pappagallo thailandese talmente abituato alla presenza umana che non ebbe alcuno scrupolo a beccarmi il ginocchio. Per quanto riguarda l’acqua dolce ci pensò invece Jennifer Lopez con la sua convincente recitazione in quel cult movie che è Anaconda.

La vita è fatta di rinunce.

Solo che ogni tanto mi domando quanto sarebbe stata più rilassante la mia vita se avessi sviluppato un salutare interesse per i documentari botanici. Ma pazienza, è andata così.

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