Luna, sei un fenomeno.

Ovvero l’eclissi annunciata questa sera.

eclissi-luna

Ho vissuto abbastanza a lungo per approcciarmi alla luna rossa di questa sera con distacco e sobrietà; quelli tipici di chi c’ha ‘na certa, per intenderci.

  • chiavi della terrazza condominiale
  • stuoia da stendere a terra
  • tre birrette con popcorn e gelato
  • avviso piazzato in ascensore così mi sentirò meno in colpa ad approfittare dello spazio comune; Poi, quando l’anno scorso ho abusato per la prima volta del terrazzino per vedere le stelle cadenti, la coppia del quinto piano si è presentata con i dolcetti dalla Sicilia, la nonnina del primo è venuta con il vino e la famiglia del terzo ha portato chitarra e patatine. Avvisare i miei condomini può essere sorprendente.

Cosa vuoi che sia “il fenomeno del secolo”.

Non che io creda davvero di assistere a uno spettacolo, così come l’hanno annunciato da un mese giornalisti e curatori di eventi cittadini. E non ci credo perché ho quel distacco di cui parlavo poco fa, quello tipico della mia età e di chi ne ha viste tante. Ah, se dovessi stare qui a elencare tutte le volte che ho visto una luna rossa nella mia vita faremmo notte e ci perderemmo l’ennesima luna rossa della mia vita. Quella per cui non mi sono affatto preparata, perché tutto sommato le birre, la stuoia, il popcorn e i miei condomini in fondo ce li ho sempre tutti sottomano, non c’è stato bisogno di prepararli.

Poi a me la luna non ha mai fatto ‘na grande impressione.

Un Natale mi sono trovata sotto l’albero un quadro fatto dal mio ragazzo di allora, uno specchio dipinto da mia zia, una felpa ricamata da mia madre e il cd di dark side of the moon con la copertina ridisegnata apposta per assecondare la fissazione che, evidentemente, avevo manifestato con ossessione in quel periodo: una bella luna piena dietro ai rami secchi di un albero in silhouette.

Un’altra volta, qualche anno prima, avevo ingenuamente rivelato a un ragazzo bellissimo con cui uscivo da un paio di settimane, e che era una decina d’anni più grande di me, che ero certa di avere un compito importante: quello di stare a guardia della luna. Lui ha creduto che fosse una scusa per non uscire quella sera con lui e se l’è presa al punto che ha troncato dandomi della codarda. E dire che gli stavo rivelando un mio intimo segreto e no, non fumavo hashish.

Quando ho smesso di credere di avere un rapporto privilegiato con il satellite, e dopo averle dedicato una trentina di poesie scritte in balcone – la notte mentre tutti dormivano – senza che nessuna di queste fosse in grado di affacciarsi anche solo per un secondo all’oblò di Gianni Togni, ho maturato un nuovo punto di vista e mi sono limitata a ululare davanti alla sua bellezza.

Una volta, seduta in macchina accanto a mio padre che guidava dal Villaggio Olimpico verso Corso Francia, sbucò da dietro il viadotto una luna così bassa, così rotonda, così gialla e così grande che quando mi resi conto che non era un pallone non sono riuscita a trattenermi dallo spavento. Sì perché le cose belle possono spaventare quando, così senza preavviso, ti rivelano quanto sei piccolo e limitato e brutto. Mi viene in mente di quando stavo pagando un caffè al bar e girandomi dietro di me c’era Totti, ma vabbé è un’altra storia.
Dicevo di quella volta che la luna è apparsa così grande da non riuscire a farmi trattenere un sobbalzo di terrore che ha, purtroppo, spinto mio padre alla guida a sterzare bruscamente nella speranza di evitare un gatto, o qualunque altra cosa per la quale avevo urlato e che stava inevitabilmente per investire. No, la bellezza della luna in quel momento non è stata sufficiente a spegnerlo nei suoi improperi terminati con un “ma allora sei cretina”.

Insomma, che sia chiaro: io il fascino della luna non lo subisco per niente perché dopo una certa età alcune cose non hanno più alcuna magia.

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