La verità sull’avere 40 anni.

Di Lindsey Mead.

la verità sull'avere 40 anni
Lindsey Mead nella sua ultima notte dei 30.

Questo articolo, malamente tradotto da me, è uscito nel 2014 sul sito Huffington Post ed è firmato da Lindsey Mead, una scrittrice che ha un proprio blog in cui parla di sé e della percezione delle cose che riguardano il suo mondo.
La verità sull’avere quarant’anni di Lindsey Mead è un concentrato di poesia, nostalgia, speranza e attesa senza paura, un salto sull’altra sponda fatto con la solennità di chi sa che non si tratta solo di un salto.

La verità sull’avere 40 anni
di Lindsey Mead

Ho compiuto 40 anni un paio di settimane fa. Quel giorno mi sono svegliata presto nella casa dei miei genitori sulla costa del Massachusetts e ho guidato con mio marito, Matt, per circa un’ora fino al campeggio dove ho passato nove splendidi anni felici prima da bambina e poi da adolescente.
Siamo andati a riprendere Grace e With, che sono stati lì per tre settimane e mezzo. E poi siamo tornati a casa. Ho avuto il mal di macchina e per questo ci abbiamo impiegato più tempo del dovuto, ma che importa! Una volta a casa, abbiamo disfatto i loro bagagli e ho fatto cinque lavatrici. Adoro fare il bucato (il profumo, quel rimettere-ordine-al-caos), anche se forse era un po’ di più di quello che avrei scelto di fare, non mi importava. Grace, With e io abbiamo visitato uno dei nostri posti preferiti, la Torre del cimitero di Mount Auburn e il cammino delle fate. Poi abbiamo cenato tutti insieme nella nostra sala da pranzo e mi sono lasciata deliziare dai racconti dei bambini sul campeggio.
Come spesso accade, il mio compleanno si è trasformato nel riflesso perfetto di dove mi trovo adesso. Dunque, compiere 40 anni riguardava la mia vita attuale.

Un paio di settimane prima del mio compleanno, ho condiviso su Instagram una foto di quello che stavo leggendo. Nel mucchio erano incluse le riviste “Reviving Ophelia” e “Can’t we talk about Something More Pleasant?”. Un mio amico ha commentato dicendo che queste due letture rivelavano che mi trovavo in una fase “sandwich” (fantastica espressione per dire “schiacciata fra due generazioni”). Accidenti se era vero! Questi sono gli anni intermedi, il cuore denso e caldo della grande sfilata della vita, impegnata e piena ed estenuante, traboccante di richieste, responsabilità e amore.

La vita è molto lontana dalla perfezione – ci sono stress sul lavoro, problemi di salute e troppe cose da coordinare – ma è meravigliosa. Nutrivo sentimenti contrastanti sul compiere quarant’anni, sarò sincera. Alcuni avevano a che fare con motivi di salute più o meno insignificanti, ma molti di questi sentimenti riguardavano un profondo sconforto, un disagio verso l’inesorabile progredire del tempo. Pensare al tempo che passa non mi rende felice. Ma eccomi qui, sull’altra sponda, così contenta di esserci arrivata. La vita non è mai stata tanto piena di sentimenti e di magia.

Quarant’anni è il tempo della contraddizione e della complessità; è comprendere profondamente che questi giorni sono un vero un miracolo, una meraviglia. È rendersi conto che è finita un’epoca. Quarant’anni sono pieni di rispetto per quello che verrà e di gratitudine per ciò che è stato.

Quarant’anni significa alternare lo stereo della macchina fra John Denver e Katy Perry, conoscere a memoria le canzoni di Cat Stevens e di Taylor Swift e avere ricordi contemporaneamente legati sia alle canzoni dei CSNY che degli One Direction.

Quarant’anni è controllare compiti, accompagnare a sport, o portare a casa di amichetti. Significa riconoscere la saggezza nelle parole di qualcuno quando qualche anno fa disse che le conversazioni migliori con gli adolescenti si fanno in macchina.

Quarant’anni hanno la risposta a molte – la maggior parte? – delle grandi domande che hanno ossessionato la prima fase della mia età adulta. Quarant’anni vuol dire abbracciare la realtà che quelle risposte hanno costruito.

Quarant’anni è ringraziare perché i miei figli vogliono ancora la coccola della buonanotte e la strofinata in testa dei sogni d’oro prima di andare a letto. E semmai mi chiedessero di dormire nel lettone quando Matt è in viaggio, io gli dirò certamente sì. Perché potrebbe essere l’ultima volta che me lo chiedono.

Quarant’anni significa ricevere più email tristi e spaventose che riguardano malattie o chemioterapie, piuttosto che email che annunciano nuove nascite.

Quarant’anni è considerare assolutamente normale che le partite di hockey si giochino ogni singolo venerdì sera. Il che significa niente più serate fra adulti di venerdì. Quarant’anni è passare molto (più) tempo con i genitori dei compagni di sport dei miei figli che con ogni altro adulto. Quarant’anni vuol dire anche amare tutto questo.

Quarant’anni è amicizia fra donne e conoscere il valore di quelle poche che camminano accanto a me con sincerità nella mia vita. Ci vuole tempo per alimentare queste amicizie, per chiedere, per ascoltare, per ricordare i compleanni, le visite mediche e gli appuntamenti importanti.

Quaranta è rendersi conto che la ruota panoramica della vita continuerà ad andare avanti e che probabilmente questo è il punto più alto. Significa che da qui si può vedere lo sfiorire di chi ci precede e lo sbocciare di chi ci sta dietro. Significa prendere un respiro profondo e godersi questa vista mozzafiato e amarla pur sapendo che mentre la sto contemplando è già cambiata.

Quarant’anni significa guardare le mani di mia madre quando guardo le mie, e realizzare che mia figlia è molto più prossima all’essere una matricola al college di quanto lo sia io, e accettare il fatto che quella che vedo nello specchio – una donna di mezza età – sono io.

Quarant’anni è ammettere che c’è più tempo che abbiamo trascorso tutti insieme, come una famiglia, alle nostre spalle che davanti a noi, e che incombe il tempo triste degli addii e delle partenze. Quarant’anni è pensare che i genitori continueranno a stare bene e al tempo stesso sapere che un giorno – prima di quanto vorresti – anche questa stagione terminerà bruscamente.

Quarant’anni è aver perso “il treno” del rossetto rosso. Ho sempre pensato che fosse troppo sofisticato e che avrei imparato a indossarlo, prima o poi. Oops. Adesso è troppo tardi. Quarant’anni significa indossare dei vestitini e trovarli troppo corti. Quarant’anni è continuare a indossare il bikini, ma non per molto.

Quarant’anni è imparare a ballare nonostante l’andatura zoppicante, come dice Anne Lamott. Ho avuto un’anca che mi ha dato fastidio per tutta l’estate e un dolore addominale (sì, sto vedendo un dottore e no, non ho ancora risposte) che a volte scompare e altre volte è atroce. Ma tuttavia sto ancora correndo e vivendo la mia vita. Mi rifiuto di permettere al dolore, e a queste sciocchezze, di impedirmi di farlo.

Quarant’anni significa accorgersi che un compleanno di faccende e commissioni e cena in famiglia a lume di candela è esattamente quello che volevo. Significa capire in un modo nuovo e viscerale che di tutto questo ne voglio ancora.

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