La felicità ha la forma di una U e il suono di David Bowie.

Quella strana sensazione che è avere quarant’anni.

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Dei tanti percorsi che immagini possa fare la tua felicità, il meno comune è l’unico che ha una dimostrazione scientifica. Mettiti comoda, ti spiego perché hai voglia di urlare.

Dicono che sia dovuta alla curva che fa la Felicità questa specie di urlo che senti dentro.

Gli scienziati di quelle università in cui i fondi per la Ricerca vengono davvero usati per finanziare ogni genere di ricerca, perciò immagino anche che paghino persino i ricercatori, hanno evidenziato che la Felicità ha un percorso a U in cui il periodo più basso coincide con la mezza età, i quarant’anni appunto. Questo dovrebbe essere il periodo dell’appagamento, e invece guarda un po’ in che razza di strapiombo ci si ritrova. Essendo una U, però, è prevista anche la risalita verso il successivo picco: apparentemente davanti a noi c’è solo felicità. Certo, prima bisogna uscire da quest’ansa infossata.

Nel frattempo l’urlo urla e a me ricorda tanto HEROES di David Bowie.

Sarà che anche questa canzone ha quarant’anni, quarantuno il prossimo 23 settembre per essere precisi, sarà che quando è stata scritta David Bowie era in un periodo di risalita dopo una lunga depressione per aver abusato di alcol e dio sa di cos’altro, sarà che si respira speranza e nostalgia e anche un po’ di maledizione ci vogliamo dare una mossa ché questa vita non è eterna?, ma al momento niente mi sembra più perfetto per descrivere quel baratro concavo della U di prima, quel muro che sembra altissimo che mi si alza contro e davanti al quale ripeto, sempre più ad alta voce, che non lo voglio scalare, che non voglio vedere cosa c’è dopo.

Prima che questo post prenda una brutta piega.

Ma la canzone non è mica un blues, è ispirata dal rock tedesco degli anni Settanta perciò è piuttosto un ruggito, proprio quello di chi con grande sforzo e determinazione senza stare a farsi troppe pippe mentali perché in fondo c’è poco da scegliere, stringe i denti e si arrampica per raggiungere l’altra parte. Anche i ricercatori di prima, quelli felici e pagati per il lavoro che fanno, lo dicono chiaro e tondo: il baratro dura giusto qualche annetto, un paio per chi è più sveglio e si accorge che almeno per un giorno, ogni giorno, può essere un eroe.

Qui trovi la canzone originale e le varie versioni dell’epoca. 

Questo invece è il testo con la traduzione accanto.

Qui sotto, invece, trovi anche la band tedesca che ha ispirato Bowie nel suo periodo berlinese.

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