vanhalen

Non ero una fan dei Van Halen, mi piacevano ma non ero ossessionata da loro come, all’epoca, lo ero per i Simple Minds, però la morte di Eddie Van Halen, tre giorni fa, mi ha fracicato un pezzo di cuore. C’ero affezionata, come a quella vecchia polaroid dove ci sono mia madre e mio fratello che mettono in ordine la Lego sparpagliata sul tappetto della nostra vecchia cameretta: la foto non è bella, è un po’ sfocata però è piena zeppa di ricordi che se la strizzi viene fuori un profumo o un suono.

Ecco, Van Halen è un po’ così: le litigate per il telecomando all’ora di pranzo per chi avrebbe deciso fra SuperQuark e Dj Television, l’odore della torta Rebecca al cioccolato il pomeriggio, i film piratati in VHS che ci vedevamo da sotto il tavolo e sul tappeto peloso del soggiorno, Minù e Bizet, le Barbie e i Big Jim. Insomma una chiave di volta su cui regge l’arco della mia infanzia.

E poi era anche simpatico

La prima volta che ho sentito la sua chitarra non avevo ancora 10 anni: è suo l’assolo di Beat it di Michael Jackson, quando i due rivali lottano con i coltelli, secondo i cliché di quegli anni. Eddie Van Halen era un drago con la chitarra, e mica era facile dopo che il mondo aveva già avuto Jimi Hendrix! Lui, invece, era un portento ma di quelli a cui tutto quel talento serviva solo per divertirsi:

“Non so nulla di scale o di teorie musicali”, disse in un’intervista a Rolling Stone nel 1980.  “Non voglio essere visto come la chitarra più veloce della città, pronta per distruggere ogni concorrente. Quello che so è che una chitarra rock, o blues, dovrebbe essere melodia, velocità e gusto. Ma più importante di ogni altra cosa è che deve trasmettere emozioni. Voglio solo che la mia chitarra suoni per far sentire la gente felice, o triste, o magari eccitarla”.

 Una banda di cazzoni

I Van Halen sono stati spesso sottovalutati proprio perché non se la tiravano per niente. Eddie aveva rimediato anche il soprannome di chitarrista più sexy della scena da parte dei colleghi più invidiosi che tentavano di sminuirlo. Lui, però, era fuoco veramente con quella chitarra che suonava in un modo tutto suo.

Si può faaaaare!

Quindi chitarrista più sexy del momento, gran cazzaro sul palco, geniaccio delle corde che aveva inventato il tapping e anche creatore di nuova vita da pezzi di scarto che al confronto Frankestein lèvate proprio! E infatti è a lui che si è ispirato quando ha creato la Frankestrat, la chitarra che si è costruito assemblando pezzi di vecchie chitarre sulla sagoma della Fender Stratocaster: perché la forma era dell’amata Strat ma il suono doveva per forza essere quello più “spesso” della Gibson. Oggi questa “mostruosità” è custodita al National Museum of American History di DC.

Chicca

Van Halen compare anche in Ritorno al Futuro (1985).

Sono suoi i suoni terrificanti che Darth Vader da Vulcano utilizza per terrorizzare il giovane McFly nella notte e convincerlo a portare Lorraine al ballo. Nella cassetta che viene inserita nel Walkman (per i giovanissimi: Terminesconosciuto1 e Terminesconosciuto2) si legge sull’etichetta “Edward Van Halen”, ovvero Eddie nel furbissimo tentativo di arginare le tasche del produttore Quincy Jones.

 

 

 

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