Ipocrisia di genere.

“Mamma” nome comune di persona di genere femminile, checché ne pensiate.

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Dietro al termine “mamma” si nascondono tutte le più grandi ipocrisie del nostro tempo, a cominciare dal fatto che lo stesso termine, pur continuando a essere un nome comune di persona, smette di avere il genere femminile.

Una mamma è un’immagine sfocata piena di luoghi comuni, tutti dolcissimi per carità, ma che valgono per tutte e quindi non hanno senso per nessuna.

Una mamma è quel pensiero a cui corriamo col ricordo e che ci fa sorridere di gioia, però è anche quella che avrebbe bisogno di una mano fra i tre figli che porta in braccio e il passeggino che non riesce a piegare; una mamma è il dipinto a olio di un abbraccio, e però quella accanto a me sull’autobus con il figlioletto che le si sta addormentando ai piedi mica la faccio sedere; e infine una mamma è esattamente la stessa donna per cui, quando era incinta, si aprivano le file alla Posta per farla arrivare prima allo sportello in barba ai numeretti, e dopo i nove mesi dell’attesa manco un’informazione può chiedere se non è il suo turno!

Dunque mettiamoci d’accordo: o una mamma è una mamma sempre, oppure trattiamola come ci trattiamo quotidianamente fra di noi.

E ma non è semplicissimo, perché bisognerebbe sradicare tutto quel lavorone di secoli e secoli che sta alla base di veri e propri piani strategici studiati a tavolino:

  • La mamma è prima di tutto una segmentazione di mercato, una nicchia di riferimento disposta a dilapidare interi bonus bebè per dare il meglio ai propri pargoletti. E il meglio, ovviamente lo decide il mercato.
  • La mamma è un bacino di voti, un pubblico da convincere. E questo vale per la politica e per qualunque altra corrente in cui contano i numeri, religioni comprese.
  • La mamma è anche, ed è di questo che sto parlando, un’invenzione culturale che come la Beatrice di Dante, ha smesso di avere a che fare con il genere femminile ed è andata dritta dritta nel marasma dell’indistinto insieme agli Angeli, alle Muffe e ad Amanda Lear.

Prova a chiedere a un conoscente come ti trova, se hai dei figli. 
Quello piegherà la testa di lato sulla sua spalla, ti sorriderà come se fossi un cucciolo bagnato e ti risponderà che sei una mamma. Non ci credi eh? Prova e poi raccontami!

Io ti racconto quello che è successo a me quando sono andata a lavoro con un vestitino leggero a pois che mi faceva sentire un po’ come Marilyn vestita di bianco, nel momento del passaggio della metropolitana.

“Non ho capito” faccio io che davvero non avevo capito.
“Cosa?” ribatte lui ancora con quel sorriso dolce stampato in faccia.
“Come mi sta questo vestito?” insisto.
“Da mamma” mi ripete quello allargando ancora di più quel sorrisetto idiota mentre la segretaria mi guarda anche lei con gli occhi dolci.
Io penso che non c’è un cazzo né da sorridere né da dolcificare, e che quando toccherà a lei ricevere una risposta così idiota io vorrò esserci!

Conosco personalmente una donna bellissima, il cui più grande orgoglio nella vita è il figlio, che ha deciso di lavorare sul suo corpo per perdere quei chili di troppo acquistati in gravidanza, e di cui non si era più liberata, solo perché le persone intorno a lei continuavano a ripeterle che non aveva più importanza il corpo, visto che ormai era una mamma.

So che adesso molte persone subiranno un trauma, ma sono adulte ed è giusto che sappiano: una mamma è una persona di genere femminile che continua a essere sensibile ai complimenti e alla considerazione del mondo, proprio come se fosse un essere umano normale. Perciò, se sei fra quelle che vengono guardate con la testa reclinata e il sorriso da ebete solo perché hai chiesto un parere sulla tua fisicità, non te la prendere e ricambia lo sguardo, hai a che fare con qualche succube del luogo comune.

 

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