E me lo gestisco io.

il tempo a 40 anni

L’aver superato i quaranta, fosse anche solo da un paio d’ore, dà diritto a un sacco di cose. Prima fra tutte la necessità di non perdere tempo.

Mai e in nessun luogo.

E per “nessun luogo” intendo internet: se sto cercando la ricetta per il tortino di carciofi senza uova, non posso spendere quindici minuti a chiudere finestre di pop-up pubblicitari; se voglio sapere in quale cinema della mia città stanno proiettando l’ennesimo biopic-del-momento che mi farà arrabbiare, non è possibile che precipito in una trappola di scatole cinesi perché alle parole “cinema”, “biopic-del-momento” e “la mia città” ci si è attaccato anche il parrucchiere sotto casa che propone, nel catalogo aggiornato al secondo, il taglio di capelli come la star in questione.

Mi piacevi di più prima.

Un altro non-luogo infernale dove ho lasciato gran parte del mio sistema nervoso e qualche diottria, è whatsapp. Ma non il mondo delle chat in generale, proprio whatsapp! Perché anche se lo silenzio, se ne annullo le notifiche, se supplico i miei contatti di non inserirmi in gruppi inutili e aggiorno la mia immagine con mazze ferrate così da rendere la supplica un po’ meno cordiale, inevitabilmente c’è sempre qualche compleanno, qualche uscita o solo qualche ventata di inspiegabile nostalgia, e in un attimo mi ritrovo con 237 messaggi da leggere. 237 che poi si vanno ad aggiungere a quell’altro migliaio scaturito da allarmismi e tempeste passeggere dei gruppi nei quali devo esserci PER FORZA.
Che poi, onestamente, di moltissime persone preferisco conservare la stima e il rispetto che il ricordo regala sempre a chi si è conosciuto poco.

Di rughe e intolleranze.

Se la mia cresciuta intolleranza verso le perdite di tempo fosse un problema risolvibile con lo staccare la spina, avrei certamente una pelle molto più luminosa. Invece no, sono diventata proprio una stronza. Anche se la mia pelle è comunque abbastanza lucente.
Ci sono posti dove non metto più piede perché voglio decidere io dove e quando terminare il libro che mi sto leggendo, invece di portarmelo dietro insieme ai generi di prima necessità mentre aspetto il mio turno prenotato da giorni e rispondo a denti stretti a sorridenti “siamo un po’ in ritardo”.
Ho smesso di uscire con persone troppo impegnate e troppo pigre perché per entrambe è necessaria una vita diversa dalla mia e una struttura mentale che abbia al primo posto la calma e la perseveranza, qualità che al momento ho decisamente esaurito. E di cui, comunque, non ero molto fornita.
Ho chiuso con la letteratura sudamericana e con quella francese contemporanea, con i polizieschi e con moltissimi altri generi e scrittori che a metà del loro racconto non mi hanno ancora conquistata. Sono certa che è un problema mio, così come d’altra parte lo è il tempo che ci spreco sopra.

C’è dell’oro in quel che luccica.

Realizzare che il tempo è una risorsa importante quando scarseggia, non è mica una cosa da poco. Forse è uno dei regali più belli della maturità. Perciò mi capirai se preferisco che mi chiami invece di costringermi ad ascoltare un tuo messaggio vocale di cinque minuti, mi giudicherai diversamente quando avrai capito che ho smesso di aspettare ma che sono comunque qui quando mi cercherai, non mi giudicherai male se “Oh, mi dispiace, non mi piace Garcia Marquez” e mi perdonerai se me ne sto qui a guardare le stelle.
E quest’ultima è una citazione da Jimi Hendrix, perché da quando ho smesso di sprecare tempo ho iniziato a gustarmelo a partire da quello che mi ero persa.


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