Il giorno che ho superato i trenta mi sembrava di essere entrata in un conto-alla-rovescia che ho affrontato col sorriso ebete di quello che non ha capito bene che significa “ti stiamo facendo la festa”. E così sulla mia torta di compleanno ho soffiato con la gioia del condannato a morte e un pizzico di fiato in più del solito, anche se dopo m’è venuto un colpo di tosse per lo sforzo. Trenta candeline non erano pochissime! 

Con grande sollievo la mattina del mio primo giorno da trentenne ho scoperto che non ero morta, la mia pelle mostrava gli stessi segni di invecchiamento del giorno prima, niente di che; le tette stavano ancora lì dove le avevo lasciate, sebbene temessi di doverle tirare su da terra e tutto sommato, riuscivo ancora a scendere dal letto agilmente senza sentire scricchiolare alcun osso. E sì che qualche anno prima mi ero completamente sfasciata per colpa di un brutto incidente. Eppure, guarda qua che recupero totale! 

Il risveglio dei quaranta.

Il giorno del mio quarantesimo compleanno ho preso un aereo con i miei, le uniche persone a cui non potevo nascondere il mio compleanno, e ce ne siamo andati verso ovest, nella speranza che il fuso avrebbe tardato di un po’ l’inevitabile.
Non ho voluto nessuna candelina: e chi ce la fa a soffiare su 40 in un colpo solo senza stremare? E la torta era un  microscopico pasticcino al cioccolato extra fondente perché poi smaltirlo mi sarebbe costato un’ora in più di allenamento. Mi sono divertita moltissimo: c’era un concerto di musica country, la mia nuova passione, e una città mai vista prima che mi è rimasta nel cuore e in cui non tornerò più, credo, perché c’è così tanto ancora da vedere!
Insomma ero piena di entusiasmo.

Il giorno dopo non riuscivo più a mettere a fuoco niente da vicino, due borsoni giganti stavano appollaiati come gufi sui miei zigomi e l’unico bicchiere di birra, bevuto tanto per fare un brindisi, mi aveva fatto venire un po’ di acidità di stomaco. In una notte ero arrivata a 40 e mi sembrava di averli anche superati. 
Il colpo di grazia mi arriva qualche tempo dopo il mio rientro a casa. Era già arrivata la Primavera e finalmente potevo rimettermi quella bella gonnellina coi fiori che aspettava nell’armadio da un anno. Rayban sulle occhiaie, il mio fido cavaliere peloso al guinzaglio per la solita passeggiatina e via, verso nuove avventure, con 0,70 diottrie in meno all’occhio sinistro. 

Poi arriva questo sonoro “Belllaaaaaaaaaazzzzzì!” da dentro una macchina con la musica troppo alta.
Zia? 
A me?
Cheppalle i quarant’anni!

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