Bella zi’

La fredda lama di un complimento.

Il giorno che ho superato i trenta mi sembrava di essere entrata in un conto-alla-rovescia che ho affrontato col sorriso ebete di quello che non ha capito bene che significa “ti stiamo facendo la festa”. E così sulla mia torta di compleanno ho soffiato con la gioia del condannato a morte e un pizzico di fiato in più del solito, anche se dopo ho dovuto tossire perché non c’ero abituata. 

Poi il giorno dopo, quando mi sono svegliata e mi sono accorta che non ero morta, che non mi erano calate le tette a terra e che, tutto sommato, riuscivo ancora a scendere dal letto, mi sono dimenticata che ero diventata una vecchia bacucca.  

Quel sabato mattina era una bella giornata di sole e si era appena deciso a fare caldo, così ho indossato la mia gonnellina primaverile con i fiori gialli, i miei occhiali rayban, finalmente, e sono scesa a portare giù il mio fido compagno di passeggiate per il quartiere. 

Non faccio neanche in tempo a girare l’angolo che degli allegri giovanotti adolescenti, con la musica a palla da dentro una piccola Citroen blu si sporgono dai finestrini mentre prendono la curva e mi urlano contro: “Bellaaaaazzzia!”. 

Dovevo avere in faccia qualche evidente segno di disappunto, perché quando sono rientrata mio marito mi ha chiesto se per caso Marley avesse, ancora una volta, ingoiato un topo. Probabilmente la mia faccia era come quella che fanno i vecchi personaggi dei cartoni Disney, quella a metà fra “ho capito che è una cosa divertente” e “non c’è un cazzo da ridere”.

E ho dovuto continuare ad avere proprio quella nel momento in cui mi è stato freddamente spiegato che l’urlo dei giovanotti era perché sembravo una signora, piacente per carità, ma una signora. Anzi, una zia.

Cazzarola, avevo quarant’anni!

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